Dovete organizzare per la scuola (o altro) un laboratorio di cucito sostenibile per ragazzi o bambini? Siete nel posto giusto. In questa pagina troverete tutto il necessario per insegnare l’arte del rammendo, per allungare la vita ai vostri capi di abbigliamento, attraverso la spiegazione semplice (con disegni e video) dei punti base per il cucito. Non mancheranno approfondimenti anche sullo shopping consapevole e la manutenzione dei vostri vestiti preferiti. Il tutto corredato da slide riassuntive che potrete scaricare gratuitamente.
| 1. Perchè un laboratorio di Riparazione Vestiti Sostenibile per giovani e Bambini? 2. Il settore dell’abbigliamento ha un peso ambientale, sociale e personale – I vestiti consumano materie prime, acqua, suolo ed emettono gas serra – Condizioni di lavoro pessime e sfruttamento minorile – L’industria della bellezza lucra sulla nostra insicurezza 3. Se ti piace la moda non sei una brutta persona: compra poco ma buono – Breve guida allo shopping – Riconoscere i tessuti e la qualità 4. Armocromia, forme del corpo e “armadio matematico” – L’Armocromia: scegliere la palette che ci dona – Scopri la tua forma del corpo e scegli i vestiti che ti valorizzano – “L’armadio matematico” di Anna Venere 5. Come far durare più a lungo i vestiti? – Spoiler: non ci sono più i tessuti di una volta – Acquista consapevolmente e di qualità – Manutenzione dei capi di abbigliamento 6. Lunga vita all’armadio: lavare meno e lavare meglio con metodo scientifico – Lavare meno – I simboli delle etichette – Dividere il bucato – I tipi di tessuto – I tipi di macchie – Lavare a mano e/o in lavatrice – La durezza dell’acqua – L’ammorbidente – Asciugare e Stirare (facoltativo) 7. Ricuciamo il futuro: l’arte del rammendo, del recupero e della trasformazione 8. I punti base del cucito a mano – Occorrente per cominciare – Come si infila un ago – Il sorfilo e sopraggitto – Punto Filza – Punto Indietro – Punto Nascosto – Fare il Punto Orlo nascosto – Punto Festone – Il Rammendo – Il Punto Catenella – Il Punto Margherita e i burilì – Attaccare i bottoni – Cambiare una cerniera 9. Idee di Upcycling: nuova vita ai vestiti usati 10. Come e dove smaltire i vestiti che non indossiamo più – I bidoni dell’indifferenziata – I bidoni della raccolta casalinga di scarti tessili – Il problema del portare gli abiti dismessi nelle catene di fast fashion – Vendere usato: Vinted e simili – Barattare: gli Swap Party – Donare per davvero 11. Lo Sashiko: l’arte giapponese per riparare e rinforzare i tessuti a mano 12. Fonti 13. Se vuoi e se puoi, sostieni il mio impegno |
1. Perchè un laboratorio di Riparazione Vestiti Sostenibile per giovani e Bambini?
Questo Laboratorio di Riparazione Vestiti destinato a Giovani e Bambini (e non solo) nasce da un laboratorio vero e proprio che ho tenuto con dei ragazzi di scuola superiore all’interno della settimana dedicata all’Earth day che cade sempre il 22 aprile dalla sua prima celebrazione nel 1970. Questa ricorrenza è sempre l’occasione per divulgare informazioni scientifiche e rendere più consapevoli le persone sui rischi che comporta il riscaldamento globale e sulle soluzioni che possono essere adottate per contrastarlo.

In un mondo ormai permeato dalla Fast Fashion (moda veloce), imparare a tenere da conto i propri capi di abbigliamento e cercare di farli durare più a lungo è un piccolo atto di Ribellione.
Ago, filo e Rivoluzione.
Cominciamo.

2. Il settore dell’abbigliamento ha un peso ambientale, sociale e personale
I vestiti consumano materie prime, acqua, suolo ed emettono gas serra
Il solo fatto di vestire fa consumare una quantità enorme di materie prime, acqua, suolo ed emette gas serra. Meno vestiti utilizziamo, più raramente ne compriamo e più a lungo li facciamo durare, meno peseranno le nostre scelte su tutti questi aspetti.
Elisa Nicoli, Ecominimalismo. L’arte perduta dell’essenziale. 1
In particolare il vestiario proveniente dalla Fast Fashion è spesso di scarsa qualità e legato a mode passeggere che cambiano velocemente. Indossati meno, si deteriorano più in fretta e vengono buttati in grande quantità. Per farvi una idea, date un’occhiata alle immagini di questo articolo de Il Post, che mostra la discarica a cielo aperto nel deserto di Atacama, in Cile, che raccoglie tonnellate di abiti che vengono buttati via da mezzo mondo ogni anno. Abiti non solo usati, ma anche nuovi, provenienti dall’invenduto della grande produzione. Gran parte degli abiti accumulati nelle discariche, essendo sintetici, si degradano lentamente. Possono volerci anche 200 anni! Inoltre, per smaltirli, molto spesso vengono bruciati producendo l’emissione di sostanze tossiche per le popolazioni che vi abitano. L’industria della moda ha un impatto ambientale considerevole: oltre alle già citate emissioni di gas serra, produce acque reflue ed è causa della dispersione di microplastiche negli oceani. 2
Condizioni di lavoro pessime e sfruttamento minorile
Non si tratta di una questione solo ambientale. La produzione di moda veloce e per tutte le tasche di questi ultimi anni avviene in paesi in cui il costo del lavoro è ovviamente basso, i diritti umani dei lavoratori vengono calpestati, la sicurezza sul lavoro non esiste e spesso e volentieri viene impiegata manodopera minorile. 3
Per approfondire:
👕 fashionrevolution.org
👕cleanclothes.org
👕 abitipuliti.org
L’industria della bellezza lucra sulla nostra insicurezza
Avete mai sentito nella testa quella vocina che vi dice che NON SIETE MAI ABBASTANZA? Mai abbastanza bella, magra, ben vestita, sexy ecc. L’industria della bellezza fa leva sulle nostre umane insicurezze, le amplifica, le fomenta e se ne nutre con ingordigia. Lo scopo è semplice: una persona che non è soddisfatta di se stessa compra di più nell’illusione che quel vestito la farà sentire meglio e questo, ahimè, non avviene quasi mai. Una persona che non si piace è più sensibile alle pubblicità. 4
L’industria pubblicitaria voleva creare un prodotto che avrebbe potuto vendere a oltranza; voleva un problema per cui poteva vendere la soluzione in perpetuità, e il corpo femminile era il problema ideale! Così hanno iniziato a dirci cosa non andava bene nei nostri corpi e cosa dovevamo fare per sistemarli. E poi – guarda caso – avevano pronto un prodotto da venderci per aiutarci a risolvere il problema.
Sara Melotti, fotografa 5
Il primo passo per spezzare queste catene è la consapevolezza.

3. Se ti piace la moda non sei una brutta persona: compra poco ma buono
Dicevamo consapevolezza. Apriamo gli occhi sui meccanismi che ci inducono a riempire il carrello, a fare incetta di cose che non ci servono davvero, a rincorrere in maniera bulimica quella sensazione appagante ed effimera che proviamo durante lo shopping. Apriamo gli occhi e non cadiamo nella trappola.

Ma se mi piace la moda, vestirmi bene e non andare in giro trasandata, sono una brutta persona? Direi proprio di NO. Acquistare consapevolmente, senza abboccare all’amo di chi ci vuole schiavi, acquistare di qualità e con un occhio all’ambiente e all’etica… SI PUO’ FAREEEEEEEE!!!
Compriamo se davvero ci serve e, di conseguenza, poco.
Compriamo di qualità, cose che possano durare nel tempo (pretendiamolo!).
Cominciamo a fare shopping nel nostro armadio giocando con gli abbinamenti, imparando anche a modificare gli abiti.
I vestiti più sostenibili sono quelli che già possediamo.
Proviamo a comprare usato: nel ciclo di vita di un capo di abbigliamento, la parte meno ecologica è la produzione. Se vestiamo usato, la produzione non va più considerata nel valutarne l’impatto ambientale.

Breve guida allo shopping consapevole
Premetto che sono pessima a fare acquisti e fare shopping proprio non mi piace. Sono fatta così 😅. Posto ciò, mi faccio aiutare per questa breve guida da persone più esperte di me. Mi sono piaciuti molto i 6 consigli di Michela di gentilezzasostenibile.com per uno shopping consapevole che vado a riassumervi, ma alla quale vi rimando per approfondire l’argomento.

Piccole domande da porre a noi stessi prima di acquistare, quando siamo in un negozio o davanti allo schermo di uno shop online.
- Costo per uso. Se un determinato capo costa 100€ lo indosserò 100 volte? Ad esempio per un vestito da cerimonia la risposta sarà no. In alternativa farò shopping nel mio armadio, lo cercherò in un negozio dell’usato o lo chiederò in prestito. Un cappotto di qualità che potrei indossare per molti inverni, può passare ai prossimi test.
- Tre Outfit da Abbinare. Il vestito che sto per acquistare si abbina con almeno tre abiti che ho già nell’armadio?
- 1 Dentro, 1 Fuori. Questo capo di abbigliamento, cosa andrà a rimpiazzare nel mio armadio? Dato che l’armadio ha un limite di spazio, qualcosa da lì dovrà essere eliminato. Quel paio di jeans in vetrina, è davvero meglio del paio di jeans che già indosso?
- Etichetta Perfetta. E’ composto da fibre sintetiche di scarsa qualità? Dovrò utilizzare metodi di lavaggio costosi (come ad esempio il lavaggio a secco)?
- Ultimo Controllo. Controllare bene il capo: ci sono fili penzolanti? Orli storti? Punti che saltano? Supererà i 30 lavaggi? Nonostante quel che dice l’etichetta, il tessuto sembra di infima qualità? Meglio impiegare soldi e spazio nell’armadio per vestiti più meritevoli.
- Regola della Settimana. Personalmente la chiamerei “La regola del cervellino di Lucertola” 🦎. Se quell’oggetto del tuo desiderio, dopo aver superato tutti i test di cui sopra, dopo una settimana è ancora nei tuoi pensieri… Buona notizia: Puoi comprarlo 🥳🥳🥳 !!
se posso avere i suoi vestiti di seconda mano (grazie!) / Felpa, tuta e delle pantofole, una giacca in pelle marrone che ho ritrovato scavando… 50 dollari per una maglietta, questa è ignoranza / Io la chiamo “truffa” e “abuso” / Io la chiamo “essere ingannati dal commercio” / Quella maglietta è molto costosa e hanno la stessa maglietta altre 6 persone nella discoteca è disastroso… Indosso i vestiti di tuo nonno, ho un aspetto fantastico / Sono in questo grande cappotto comprato da quel negozio dell’usato in fondo alla strada… Questo è il cappotto di tua nonna?”
Riconoscere i tessuti e la fattura di qualità
Dimmi che tessuto hai e ti dirò quanto lo indosserai.
- Perché quel capo costa così poco? Un vestito di buona qualità che possa durare nel tempo dovrà necessariamente essere realizzato con i migliori materiali e tessuti, ragion per cui il consumatore finale non potrà certo acquistarlo a buon mercato.
- Come calza? Se è sformato, se non tiene in conto delle possibili curve del corpo, girate i tacchi. Deve avere una caduta fluida e armoniosa, non rigida o stropicciata.
- Il taglio. Avete presente quelle magliette che quando le piegate sono storte? Ecco. Per fare economia il taglio è stato fatto senza rispettare il verso delle fibre.
- Le rifiniture. Come sono le cuciture? Sono ben fatte se i punti sono equidistanti e regolari. In un centimetro di tessuto, dovrebbero esserci tra i 5 e gli 8 punti. Se ci sono solo 3 punti, si scucirà molto in fretta. Come sono le cuciture sul rovescio? I bottoni? E le asole?
- La consistenza del tessuto. La stoffa deve essere densa e compatta, segno di una tessitura fitta e quindi longeva. Se è molto facile allargarlo con le dita è di bassa qualità
- Com’è al tatto? Crespo e sgradevole al tocco? Morbido e confortevole?
- Leggere l’Etichetta. La provenienza. La composizione. Le modalità di lavaggio e asciugatura.
- Il colore. La colorazione deve essere omogenea. Diffidate se sull’etichetta si raccomanda di lavarlo a temperature stranamente basse: i coloranti usati sono scadenti.
- I motivi non combaciano. Righe, quadrati e fantasie devono essere allineati e non risulatare sbilenchi. E’ indice di accuratezza nella realizzazione del capo.
- Le certificazioni giuste. Una stoffa di buona qualità è quasi sempre corredata da una certificazione che ne attesta la provenienza: garanzia, per il consumatore, di eccellenza a livello qualitativo e di longevità. I tessuti buoni non hanno paura di raccontare la loro storia.
Esempi di località rinomate:
Lana: Biella, Huddersfield, Tasmania
Seta: Como, Suzhou, Lione
Cotone: Egitto, India, Stati Uniti
Principali certificazioni da conoscere:
GOTS: garantisce fibre biologiche e rispetto di criteri ambientali e sociali.
GRS: certifica l’uso di materiali riciclati e una tracciabilità lungo la filiera.
OEKO-TEX®: assicura l’assenza di sostanze nocive nei prodotti tessili. - La composizione del tessuto. Il cotone egiziano è liscio e resistente. Il lino europeo è fresco e traspirante, ma con tendenza a sgualcirsi. La Seta di gelso ha una lucentezza naturale ed è di altissimo pregio. Il Poliestere è meno traspirante, provoca cattivi odori, problemi cutanei ed più economico. Un buon compromesso è dato dalla viscosa, un tessuto artificiale che viene prodotto però con materie naturali come la polpa del legno o la paglia. La viscosa è simile alla seta ed è morbida sulla pelle. Se possibile, però, è sempre preferibile scegliere tessuti naturali come il cotone, la lana o il lino. Purtroppo bisogna guardarsi da un certo cotone low cost che ha una pessima resa. 6
4. Armocromia, forme del corpo e “armadio matematico”
L’armocromia: scegliere la palette che ci dona
Non chiedetevi se in assoluto un colore vi stia meglio o peggio, chiedetevi se voi vi piacete quando lo indossate o no, perché questa è la cosa più importante. Se voi vi piacete e tutto il resto del mondo continua a dire che vi sbagliate non importa, solo il vostro gusto e il vostro giudizio (ma soprattutto la vostra felicità) contano.
Anna Venere
L’Armocromia è un metodo per scoprire la palette di colori che più ci valorizza attraverso l’analisi di pelle, occhi e capelli. I colori che ci stanno meglio sono quelli che hanno le nostre stesse caratteristiche cromatiche.
Per farmi una prima idea ho fatto anch’io un piccolo test e scoperto che “sono inverno” e mi sono sentita confermata nel mio trovarmi sempre a mio agio con i colori blu petrolio e il borgogna. Capire quali colori ci donano ci aiuta ad effettuare acquisti più mirati e ad impostare l’armadio con pochi capi scelti con cura che ci faranno sentire davvero bene quando li indossiamo. 7
Scopri la tua forma del corpo e scegli i vestiti che ti valorizzano
Per anni ho pensato che il problema fossi io.
Anna Venere
Poi ho capito come funzionano le proporzioni e tutto è cambiato.
Come per l’Armocromia, anche il capire qual’è la nostra forma del corpo (che non è una questione di peso) può aiutarci nell’orientarci in una scelta più mirata nel nostro guardaroba. Da molto tempo conosco Anna Venere, Wardrobe Strategist, che con il suo lavoro insegna a capire perché alcuni vestiti sul nostro corpo non funzionano, senza mode, senza regole rigide e senza snaturarci. Il Sistema AV si basa sulla classificazione dei corpi femminili (c’è anche quella per i corpi maschili) in 4 macro categorie più un sacco di varianti: Donna a Pera, a Mela, Triangolo invertito e Rettangolo. Ad esempio io sono una variante della classica Mela, una “Mela a Otto” 🍎 8
“L’armadio matematico” di Anna Venere
Immagina di aprire l’armadio domani mattina e trovarci dentro solo capi belli, che ti piacciono e che non vedi l’ora di indossare, capi che parlino di te ma che siano anche facilmente abbinabili tra loro. Un armadio che ti renda semplice e veloce vestirti la mattina e che ti faccia sentire a tuo agio in ogni occasione, con pochi capi di tessuti di buona qualità e adatti alle tue necessità quotidiane.
Anna Venere
Da brava ingegnere qual é, Anna Venere, ha sviluppato “l’Armadio Matematico”. Un guardaroba funzionale con pochi vestiti, con uno stile che ci rappresenta, con capi abbinabili fra loro. 9
5. Come far durare più a lungo i vestiti?
Dopo tutto questo excursus sull’acquisto consapevole, arriva il momento del prenderci cura dei nostri capi di abbigliamento per mantenerli il più longevi possibile.
Spoiler: non ci sono più i tessuti di una volta
I tuoi maglioni sono spazzatura.
Amanda Mull
La qualità della maglieria è crollata. Persino i maglioni più costosi hanno perso la loro consistenza e il loro aspetto sontuoso di un tempo.
Cari lettori, non so a quale generazione apparteniate. Io sono nata nel 1980. Possiedo ancora lenzuola e coperte lavorate dalla mia nonna Pina (classe 1917) e sono ancora in ottime condizioni. Sto dicendo che utilizzo delle coperte di 60 anni fa e non hanno un pallino che sia uno 😱😱!! Fantascienza? No. Erano fatti con materiali e manodopera di qualità.

Acquista consapevolmente e di qualità
Sul tema QUALITA’, non so se anche voi, come me, siate attanagliati da un certo senso di frustrazione. Ogni mattina mi alzo e so che dovrò correre più veloce di un mondo che mi vuole propinare solo merce scadente. Ammetto di non aver ancora trovato la formula matematica esatta per non sbagliare gli acquisti. Cerco di orientarmi con il buon senso e la pazienza, nel dubbio evito di acquistare e a volte prendo delle cantonate colossali. Ma se trovo un capo di abbigliamento fatto bene e che mi fa stare bene, cerco in tutti i modi di farlo durare il più a lungo possibile.
Immaginate un diagramma:
se alla domanda “hai comprato di qualità?” rispondete sì, procedete pure nella lettura dei prossimi capitoli. Se, malauguratamente, rispondete no… saltate direttamente al capitolo “dove smaltire i vestiti”. Cosa voglio dire? Che se compraiamo di scarsa qualità la manutenzione di un vestito sarà un inferno e il rammendo un’impresa da Sisifo.
Manutenzione dei capi di abbigliamento
Se siete arrivati fino a qui, avete fatto acquisti di qualità 🥳 !!! Evvivaaaa!!
E vale la pena investire un po’ di tempo e pazienza per prolungarne la vita.
Fra le prime cose che danneggiano un tessuto c’è lo sfregamento.
Nel caso dei maglioni è proprio lui che porta alla formazione di quei antiestetici pallini (pippiolini o burilì come si dice nel bresciano). Per limitare la loro formazione può essere buona prassi piegare i maglioni a rovescio. E, all’occorenza, utilizzare quelle macchinette a batteria che tolgono i pelucchi.
Capirete che diventa fondamentale conoscere il tessuto con cui è fatto il nostro capo leggendone l’etichetta. Sì, quella cosa fastidiosa dietro il collo o sul fianco che io taglio sempre via 😅 perchè non ne sopporto il pizzicorino. Se anche voi ci date un taglio come me, potete memorizzarne il contenuto prima di gettarla, oppure tenerla da parte in una scatolina in un cassetto, con scritto sopra a che indumento appartiene.
Fatto questo, nel tempo, si impara a riporre i vestiti in maniera ordinata, trattarli con garbo senza strattonarli (specialmente nel caso dei capi più delicati come lana e seta) e averne cura nella fase di lavaggio (e magari prendere in considerazione di non lavarli proprio, come vedremo in seguito), asciugatura ed eventuale stiratura. Di questo ve ne parlerò approfonditamente nei capitoli successivi.
6. Lunga vita all’armadio: lavare meno e lavare meglio con metodo scientifico
Nella stesura di questo capitolo mi sono fatta aiutare dalla lettura del libro di Dario Bressanini, La scienza delle Pulizie. La chimica del detersivo e della candeggina, e le bufale sul bicarbonato. Una lettura che vi consiglio anche per un sacco di altri motivi. 11

Lavare meno
Siamo ormai talmente abituati alla comodità della lavatrice che non ci pensiamo due volte a buttare nella cesta tutto quello che indossiamo, anche se non è visibilmente sporco ma l’abbiamo comunque indossato, magari per più di un giorno. Male non fa, direte voi. Beh, dipende. Ogni lavaggio diminuisce un pochino il tempo di vita di un indumento: i detersivi comunque attaccano i tessuti, i colori pian piano sbiadiscono, le fibre a poco a poco si degradano. Se è possibile, meglio non lavare.
Dario Bressanini, La scienza delle pulizie.
Per far durare di più i nostri vestiti bisogna lavarli meno e meglio. Ci sono capi di abbigliamento che addiritura non vanno lavati, ecco perché è sempre buona regola leggere prima le etichette. Non è obbligatorio lavare i vestiti solo perché li abbiamo indossati due giorni. Magari è sufficiente far loro prendere aria. Non è obbligatorio vestirsi ogni giorno in maniera diversa. Ma davvero qualcuno ci bada se sfoggiamo per due giorni di seguito lo stesso outfit? Il mostrarsi in pubblico con mise sempre diverse è solo un costrutto sociale. Possiamo presentarci con lo stesso abito tutte le volte che vogliamo, a patto che sia pulito e in ordine. Annusare e guardare i nostri vestiti è l’unico metodo per stabilire se abbiano bisogno o meno di essere lavati. Se ci vestiamo a strati, potremo mettere in lavatrice con più frequenza solo lo strato più sottile a contatto con i residui sebacei e proteici della nostra pelle. Facciamo le lavatrici con consapevolezza e non con automatismo.

I simboli delle etichette
Impariamo insieme il significato dei simboli che troviamo sulle etichette.
- Il mastello: indica il lavaggio (anche in lavatrice) e all’interno è ripartata la temperatura massima che un tessuto possa sopportare. Se un tessuto è molto delicato troverete sotto il mastello delle righe orizzontali per indicare il volume del carico della lavatrice per ridurre l’attrito tra i tessuti.
- Il mastello con la mano: lavaggio a mano o con il programma delicato apposito della lavatrice dove le temperature non superano mai i 40°C e la centrifuga è ridotta al minimo. Per lavare a mano si scioglie il detersivo nell’acqua ove si immergono i capi. Si muovono delicatamente senza strofinarli. Si sciacquano e non si strizzano. Per far perdere l’acqua in eccesso ad un maglione lo si stende su di un tavolo premendolo delicatamente fra due asciugamani.
💡 TIPS & TRICKS – Se mettiamo in lavatrice capi già bagnati, perché abbiamo fatto fare loro un ammollo, non riempiamo il cestello oltre la metà. - Il triangolo: il candeggio
- Il quadrato con all’interno un cerchio: l’asciugatura in asciugatrice
- Il solo quadrato: l’asciugatura naturale
- Il ferro da stiro: la stiratura
- Il cerchio: il trattamento professionale (il lavaggio a secco fatto da esperti)
- La croce sopra il simbolo: divieto

Dividere il bucato
Prese in esame le etichette, si separano gli indumenti che hanno bisogno di un trattamento diversificato per non rischiare il danneggiamento dei tessuti. Altro criterio nella ripartizione del bucato è fra bianchi e colorati, in modo che questi ultimi, stingendo, non macchino i primi.
💡 TIPS & TRICKS – Rivoltiamo al rovescio i capi colorati e in lana in modo da proteggere la parte interna dall’abrasione meccanica per evitare lo sbiadimento e la formazione di pallini.
I tipi di tessuto
- Lana e seta: sono tessuti delicati che mal sopportano le alte temperature (mai sopra i 30°C) e la centrifuga. Necessitano di una grande quantità d’acqua. Nel dubbio lavate il vostro maglione preferito a mano.
- Sintetici: (poliestere, acrilico, nailon) le fibre sintetiche sono idrofobiche (respingono l’acqua) e l’acqua ha molta più difficoltà a penetrarle. Ecco spiegato il motivo per cui a volte questi capi puzzano anche dopo essere stati lavati. Sono meno resistenti alle alte temperature e all’attacco di candeggianti.
- Cotone: resiste alle alte temperature, sopporta il trattamento con sbiancanti e non teme l’azione meccanica della centrifuga.
I tipi di macchie
La biancheria, in attesa di essere lavata, va tenuta in un posto asciutto e bene areato, ma senza aspettare troppi giorni, altrimenti le macchie si fisseranno con più tenacia al tessuto. Per lo stesso motivo è sconsigliabile scaldare una macchia.
I detergenti possono rimuovere gran parte dello sporco, ma non tutto. Conoscere la composizione delle macchie può aiutarci a capire come pretrattarle prima di un normale lavaggio.
- Lo sporco solubile in acqua: (zucchero, miele, dentifricio, shampoo, sale ecc.) basta un normale lavaggio o un semplice ammollo anche in sola acqua.
- Particelle solide: (cenere, fuliggine, terra ecc.) prima di bagnare in acqua (e non è nemmeno detto che sia necessario) quando il tessuto e la macchia sono completamente asciutti spazzolare via lo sporco.
- Ruggine: dal tessuto asciutto cercare di asportare a secco (aspirapolvere, sbattendo, spazzola) più ruggine che possiate. Preparate una soluzione di acido citrico al 5% con la quale tamponare la macchia sul rovescio. Per farlo, mettete sotto la stoffa macchiata un ulteriore panno. Procedere con un normale lavaggio.
- Grasso: (olio, burro, salse, yogurt, rossetto, sebo, cera, lubrificanti ecc.) L’acqua non serve a nulla, nemmeno quella frizzante. E anche i candeggianti sono inefficaci. E’ molto difficile da togliere. Bisogna usare un detergente, pretrattare ad esempio la macchia con uno shampoo. Un metodo efficace è, a secco, prima del lavaggio cospargere sulla macchia ancora fresca del borotalco. Lasciare che la polvere assorba l’unto e spazzolare via.
- Residui di colle, vernici e inchiostri: l’acetone, quello per togliere lo smalto dalle unghie, è un solvente efficace per questo genere di macchie. Per verificare che non scolorisca, fate prima un test con un pochino di solvente in un punto del capo di abbigliamento non visibile.
- Vecchie incrostazioni di cibo o make-up: pretrattare la macchia con una soluzione di glicerina diluita in acqua al 50% e lasciare agire anche mezza giornata per far ammorbidire lo sporco. Procedere con un normale lavaggio.
- Macchie colorate: (erba, verdure, pomodoro, peperoni, mirtilli, uva, fragole, cavolo viola, henné, tè, caffè, curcuma, senape, curry ecc.) si tolgono con candeggianti o sbiancanti (ad esempio il percarbonato). Quest’ultimo è spesso già presente nei detersivi in polvere, ma non in quelli liquidi. Verificare se i tessuti possono sopportare un tale trattamento ed effettuare un ammollo prima di procedere con il lavaggio.
- Le proteine e gli amidi: (sangue, residui corporei, uova, latte, banana, patate, cacao, riso, pasta ecc.) Un pretrattamento con ammollo in acqua tiepida (non calda, altrimenti le proteine vengono fissate tenacemente alle fibre) con un detersivo in cui siano presenti degli enzimi come le proteasi e le amilasi.
- L’ingiallimento dei capi intimi bianchi: L’alone giallastro sotto le ascelle è dovuto all’ossidazione del sebo. L’unica strada è il candeggio e se non funziona, non c’è soluzione.
Lavare a mano e/o in lavatrice
I “Fantastici Quattro” del pulito sono:
- Energia meccanica
- Temperatura
- Azione chimica
- Tempo
a 40°C: + efficacia del detersivo, – energia meccanica, – tempo
a 30°C: – efficacia del detersivo, + energia meccanica, + tempo
Nel lavaggio a mano l’azione meccanica è superiore, poiché si può spazzolare vigorosamente il tessuto. Inoltre, ha la possibilità dell’ammollo che dà il tempo all’acqua di penetrare nelle fibre migliorando la prestazione dei detergenti.
Con la lavatrice, per compensare la ridotta azione meccanica e l’inesistente tempo di ammollo, possiamo aumentare la temperatura dell’acqua. Alcune lavatrici possiedono ancora i 90°C, ma per questioni energetiche ed ambientali è meglio non utilizzarlo. Inoltre solo il cotone è resistente a tali temperature. Per quanto mi riguarda, trovo che sia un buon compromesso l’ammollo + spazzolare le macchie a mano, se necessario, + normale lavaggio in lavatrice a medio/basse temperature.
La durezza dell’acqua
Il detergente in acque dure è meno efficiente e tende a lasciare dei residui. Ecco spiegato perché le indicazioni sulle confezioni di detersivo richiedono una dose maggiore di prodotto per le acque con una elevata concentrazione di calcio. Inoltre il calcare si deposita all’interno della lavatrice e sui tessuti rovinandoli. Infine, depositandosi sulla serpentina che riscalda l’acqua ne diminuisce l’efficienza. E’ sempre bene, di tanto in tanto, utilizzare un prodotto scioglicalcare nella lavatrice. E, no, non si può autoprodurlo.
💡 TIPS & TRICKS – Dopo l’utilizzo della lavatrice lasciamo aperto l’oblò per far uscire l’umidità residua per evitare la formazione di muffa e la proliferazione di batteri.
L’Ammorbidente
L’ammorbidente serve per la manutenzione delle fibre dei nostri capi d’abbigliamento allungandone la vita; ha un effetto antistatico; velocizza l’asciugatura poichè i tensioattivi sono idrofobici e fanno assorbire meno acqua nella fase di risciacquo; facilitano la stiratura (o la evitano proprio); lubrificano le fibre riducendone la frizione (pensate al balsamo per i capelli).
Facciamo attenzione a non usarne troppo perché potrebbe dare una sensazione di unto al tatto e, a lungo andare, ridurre la bagnabilità del tessuto per il deposito di molecole idrofobe. Un problema per tutta quella biancheria che serve ad assorbire l’acqua (asciugamani, teli da bagno ecc.). Alcune persone, poi, possono essere allergiche e manifestano rossori e prurito alla pelle.
Anche l’ammorbidente non può essere autoprodotto in casa. Non abbiamo ingredienti a nostra disposizione che possano compiere quell’azione lubrificante che serve al mantenimento dei tessuti. Con una soluzione di acido citrico al 15% usato nella vaschetta dell’ammorbidente possiamo intrappolare un po’ di calcio residuo. Nulla di più. L’acido citrico è preferibile all’acido acetico poiché non puzza e non danneggia le guarnizioni della lavatrice.
Asciugare e Stirare (facoltativo)
Ci sono due modi per asciugare il bucato: l’asciugatura naturale e in asciugatrice. L’asciugatrice ha il vantaggio, rimescolando il bucato in aria calda, di prevenire la proliferazione di batteri e funghi e impedisce ai residui di carbonato di calcio e magnesio di irrigidire le fibre dei tessuti. Ecco perché i capi tolti dall’asciugatrice risultano più morbidi e meno sgualciti (a patto di non usare temperature troppo elevate e non dimenticare gli abiti nel cestello). Tutto questo ha un costo energetico e di conseguenza ambientale. Se avete la possibilità (e il tempo) di stendere i panni all’aperto e al sole, l’azione del vento muoverà il bucato evitando che la stoffa diventi rigida e ruvida.
Fate attenzione anche ai simboli per l’asciugatura riportati sulle etichette. Per comodità ve li ho schematizzati qui sotto. Ho riportato anche i simboli della stiratura. Ammetto di appartenere a quella generazione che non sente la necessità di stirare se non in casi particolarissimi. In famiglia vige la regola dello stendere bene.
💡 TIPS & TRICKS per non stirare – Non dimenticare il bucato nel cestello della lavatrice e stenderlo subito (meglio se all’aria aperta). Largo uso alle grucce per T-shirt e camice. Scuotere energicamente il bucato per distendere le fibre. Pinzate il bucato in punti strategici e nascosti. Quando ritirate i panni asciutti, dedicategli del tempo (se lo avete, certo) e abbiate la cura di piegarli (o appenderli) nel miglior modo possibile. Pressate e piegate con le mani calde i fazzoletti, gli strofinacci per la cucina, la biancheria ecc. Riponete tutto nell’armadio e nei cassetti con meticolosità. I vostri vestiti vi ringrazieranno. Fate tutto questo e i vostri abiti non dovranno vedere l’ombra di un ferro da stiro 😉


7. Ricuciamo il futuro: l’arte del rammendo, del recupero e della trasformazione
Finalmente, arriviamo al cuore di questo articolo.
Anche con tutto l’impegno di questo mondo nella scelta e nella manutenzione dei nostri capi, arriva il giorno in cui compare un buchetto, la stoffa si fa sottile, si stacca un bottone, una cerniera si rompe, saltano i punti di una cucitura, ecc.
Cerchiamo di non cedere subito alla tentazione di buttare una maglietta solo perché si è scucita. Chiediamoci se possiamo darle una seconda vita (o anche terza e quarta). La verità è che i vestiti non si smaltiscono. Facciamo scorrere davanti ai nostri occhi le immagini delle montagne di indumenti nel sud del mondo, accendiamo il cervello e facciamoci venire delle idee. Spoiler: i bidoni destinati alla raccolta di abiti usati non sono la soluzione e non sono tanto meno un buco nero dove far finire i nostri vestiti dopo aver fatto decluttering nel nostro armadio.
L’iter ideale di un capo di abbigliamento:
Acquisto una maglietta di qualità; me ne prendo cura; la rammendo tutte le volte che serve; quando è vecchia la uso come pigiama nuovo; il pigiama ormai vecchio lo trasformo in altro (borsa, fettuccia, applicazioni, bandana, fazzoletti ecc.); in ultima spiaggia ne faccio stracci e quando arriva davvero al capolinea, in quanto probabilmente macchiato e non più riciclabile, non posso che destinarlo all’indifferenziata.

8. I punti base del cucito
In questa sede tratterò solo le regole base per cucire a mano12. Vuole essere un piccolo vademecum per poter riparare da soli i propri capi di abbigliamento anche senza possedere una macchina da cucire. Quando abbiamo fatto il laboratorio è stato davvero bello vedere i ragazzi rammendare con soddisfazione i propri calzini 🧦!! Ho pensato a quanto sarebbe bello organizzare delle “Sale da té” dove ciascuno si porta il suo cestino da lavoro e si chiacchiera amabilmente tra un biscottino, un sorso di té e una cerniera rotta da sostituire. Anche all’aperto, nella bella stagione, come abbiamo fatto noi a Cuneo al parco della Resistenza.


Occorrente per cominciare
- Aghi – Scegliamo l’ago a seconda del tessuto: sottile per tessuti sottili, grosso per tessuti spessi.
- Filo – Filo di cotone per tessuti naturali, filo di seta per tessuti di seta, sintetici e jersey. Se vuoi fare un rammendo il più possibile invisibile compra il filo un po’ più scuro del tessuto che usi.
- Forbici piccole ma ben affilate
- Il ditale
- Sfera di plastica dei deodoranti roll-on o l’ovetto del kinder sorpresa per facilitare il rammendo. Quest’ultimo può diventare un simpatico kit pret a porter da tenere nello zainetto. Se non avete nulla di simile anche una pallina da gioco può andare bene e, come ultima spiaggia, una arancia o un limone.






Infilare il filo nell’ago
👁️🗨️ GUARDIAMO IL TUTORIAL
Il sorfilo e sopraggitto
Questo punto facilissimo serve a non far sfilacciare i bordi di un tessuto (è l’equivalente a mano dello zig-zag nella macchina da cucire). Il filo non va tirato troppo altrimenti la stoffa si arriccia. Se il tessuto si sfilaccia facilmente bisogna fare un sopragitto un po’ più fitto.
Punto filza o imbastitura
Imbastire vuol dire cucire momentaneamente due pezzi di stoffa fino alla cucitura definitiva. A quel punto si disfa l’imbastitura. I punti sono molto lunghi. Per parti che richiedono un maggiore fissaggio si faranno punti più piccoli e ravvicinati. Il punto filza si realizza allo stesso modo dell’imbastitura, usato per arricciare, fare cuciture fini o come decorazione.
👁️🗨️ GUARDIAMO IL TUTORIAL
Punto Indietro
Anche detto Punto Macchina (poiché imita la cucitura della macchina da cucire) è tra i più usati e serve per fare le cuciture a mano e attaccare cerniere.
👁️🗨️ GUARDIAMO IL TUTORIAL
Punto Nascosto o invisibile
Si utilizza quando dobbiamo unire due parti piegate di tessuto. Ad esempio quando riempiamo con dell’imbottitura un cuscinetto (per fare ad esempio un peluche). Uniamo le due parti cucendole tutt’attorno, al rovescio, con il punto macchina lasciando una piccola “finestra”. Rovesciamo il tessuto, in modo da lavorare sul diritto, imbottiamo il cuscinetto attraverso la fessura e la chiudiamo con il punto nascosto. Prendiamo fra il pollice e l’indice i lembi dei due tessuti piegati, lavorando sul diritto. Si procede da sinistra verso destra. Infiliamo l’ago con il filo già provvisto di un nodo al fondo nella piega del primo tessuto. Facciamo punto nascosto all’interno della piega del tessuto. Si entra con l’ago nel primo tessuto in corrispondenza dell’uscita dell’ago nel secondo tessuto. Procediamo in maniera uniforme e morbida fino alla fine. Tiriamo il filo in modo da nascondere tutti i punti e facciamo dei piccolissimi punti uno sull’altro per fermare il filo. Si entra con l’ago e il filo all’interno dell’imbottitura, si esce e si taglia il filo.
👁️🗨️ GUARDIAMO IL TUTORIAL


25 aprile 2018
Pupazzo di stoffa fai da te: Bambini in viaggio.
Pupazzo di stoffa cucito a mano – Tutorial Anche questo martedì vi scrivo dal Camper, siamo solo ad aprile ma in questo momento, sotto la piomba del sole sto…
Come fare gli orli con il sottopunto
Pieghiamo di mezzo centimetro il bordo del tessuto aiutandoci con un ferro da stiro (el rofià dela hartura, la disia la me nona – il ruffiano della sarta, diceva mia nonna). Pieghiamo ancora il tessuto, puntiamo gli spilli e imbastiamo, Togliamo gli spilli e stiriamo. Si procede da destra verso sinistra lavorando sul rovescio del pantalone/gonna e tenendo il fondo dei pantaloni/gonna verso il basso. Iniziamo con un nodo o facendo 2-3 punti uno sull’altro per fermare il filo. Prendiamo due fili del tessuto semplice sopra e un punto dell’orlo sotto, senza trapassare con l’ago tutta la stoffa. Procediamo facendo punti uniformi e senza tirare troppo il filo. Chiudiamo il lavoro facendo alcuni punti uno sull’altro.
👁️🗨️ GUARDIAMO IL TUTORIAL
Punto Festone
Si usa per rifinire un margine in modo decorativo, anche per delle applicazioni in pannolenci o con ritagli di vecchie T-shirt (dato che hanno il vantaggio di non sfilacciare). Si lavora da sinistra a destra lavorandolo sul diritto. Nel video che vi propongo ci sono tre diversi tipi di decorazioni.
👁️🗨️ GUARDIAMO IL TUTORIAL


20 maggio 2018
Tutorial Segnalibro personalizzato in jeans riciclato
Segnalibro personalizzato: ricicliamo dei vecchi jeans? In “diretta” dal nostro camperello (perché siamo sempre in camper?) oggi vi voglio dare un’idea regalo davvero semplice e originale: un bel segnalibro personalizzato in jeans. …
Il Rammendo
Il rammendo serve per ricreare il tessuto all’interno di un capo di abbigliamento bucato (calzini, denim, maglione ecc.). Ci sono due scuole di pensiero: il rammendo invisibile e quello visibile. Io preferisco il secondo perché un rammendo è, a mio avviso, una medaglia al valore che mi piace sfoggiare 😉 e lo trovo molto più creativo. Non importa se i rammendi non vengono benissimo. Mia nonna Pina soleva dire: “Meglio un brutto rammendo che un bel buco”. Personalmente prediligo lavorare sul diritto del lavoro (perché vedo quello che sto facendo) e con il semplice punto filza si va a ricreare ordito e trama del tessuto mancante, cucendo rispettivamente prima in verticale e poi in orizzontale.
👁️🗨️ GUARDIAMO IL TUTORIAL per il rammendo VISIBILE
👁️🗨️ GUARDIAMO IL TUTORIAL per il rammendo INVISIBILE

Il Punto Catenella
Il Punto Catenella serve per decorare con ricamo il tessuto. Io lo utilizzo per fare delle scritte come potete vedere nella foto e nel video qui sotto.

Il Punto Margherita e i Burilì
Anche il punto Margherita e i Burilì (nel mio dialetto lumezzanese sono dei pallini) sono un tipo di ricamo facilissimo per decorare il tessuto. Può essere molto utile per coprire qualche buchetto o qualche macchietta (cloro, vernice ecc.) che non viene più via. Come si evince dal nome, il ricamo crea una margherita e i burilì non sono altro che il centro del fiore.
Attaccare i bottoni
Infila un ago con il filo doppio, fissalo al rovescio della stoffa con un nodo o più punti su se stessi. Fai passare l’ago nei buchi del bottone e rientra nel rovescio della stoffa. Ripeti più volte e fissa infine il filo sul rovescio.
👁️🗨️ GUARDIAMO IL TUTORIAL
Cambiare una cerniera lampo
Per sostituire una cerniera rotta per prima cosa dobbiamo scucire quella danneggiata dal nostro capo di abbigliamento e acquistarne in merceria una della stessa lunghezza (per sicurezza portiamo in merceria la cerniera danneggiata così da farci consigliare quale modello e misura acquistare).
Imbastiamo la zip chiusa dietro al tessuto (puoi prima farti aiutare puntando degli spilli) allineando i denti della cerniera con le due pieghe della stoffa davanti (quelle che formano l’apertura). Il lato destro dovrà arrivare ai denti della zip mentre il lato sinistro dovrà coprirli. Cuciamo con punto indietro, lavorando sul rovescio, e tenendo la nostra cucitura il più possibile vicina ai denti della cerniera.
👁️🗨️ GUARDIAMO IL TUTORIAL

9. Idee di Upcycling: nuova vita ai vestiti usati
A differenza del recycling tradizionale, che comporta la rottura e la trasformazione dei materiali per creare nuovi prodotti, l’upcycling preserva l’oggetto originale, riutilizzandolo in modo creativo senza disgregarlo in materia prima. Ecco una vagonata di idee che potrete trovare sempre aggiornate nella mia personale bacheca Pinterest dedicata all’Upcycling.
- Elastici per capelli da ricavare da vecchi calzini ritagliandone delle fette circolari
- Borsa per la spesa da una vecchia T-shirt
- Sacchetti profuma biancheria con vecchi calzini
- Borse e astucci con la stoffa di vecchi jeans
- Presine per la cucina
- Manopole o pantofole con vecchi maglioni
- Tappetini con vecchi asciugamani
- Sacchetti regalo con vecchie maniche di camicia
- Il Furoshiki: l’arte giapponese che riutilizza quadrati di stoffa per avvolgere, trasportare o confezionare oggetti, regali e vestiti. Oggi è simbolo di sostenibilità (eco-wrapping) e versatilità.

- Festa della Mamma 2026: Idee Regalo Sostenibili, Creative e Fai da Te. Tra Viaggi e Natura.
- Riparare è Rivoluzione: Laboratorio di Cucito e rammendo per Giovani generazioni
- Memory fai da te da viaggio: creiamolo con i nostri bambini
- Centrifuga per insalata da viaggio – FAI DA TE
- Macchina fotografica in viaggio: custodia fai da te, Tutorial facilissimo
- Borsetta per bambina FAI DA TE con Jeans Riciclato. Bambini in viaggio.
- Grembiule per bambino FAI DA TE
- 10 idee per riciclare jeans e salvare il pianeta
- Spugne Fai da te: pulizie in camper
- PARASPIFFERI FAI DA TE SFODERABILE
- Riciclare vecchie T-shirt: Tutorial Pon Pon
- Tutorial Segnalibro personalizzato in jeans riciclato
- Pupazzo di stoffa fai da te: Bambini in viaggio.
- Come fare una pochette di jeans
- Astuccio “magico” fai da te – Mai più colori sparsi !!
- Astuccio scuola fai da te con i tuoi bambini!
- Cucito Creativo con i bambini: insegnamo loro l’ecosostenibilità anche in viaggio
- Riciclare contenitori di plastica per fare vasi da fiori.
10. Come e dove smaltire i vestiti che non indossiamo più
Come insegna l’@eco.narratrice Elisa Nicoli, divulgatrice ambientale 1: “I vestiti non si smaltiscono” e dovremmo fare di tutto (vedi i capitoli sopra) prima di doverli effettivamente buttare. Discorso che vale per tutti i prodotti in tessuto che abbiamo in casa: federe, lenzuola, asciugamani, strofinacci ecc.

Il bidone dell’indifferenziata
L’ultima spiaggia per i rifiuti tessili è il bidone dell’indifferenziata, come dicevamo poc’anzi, solo quando sono irrimediabilmente logori e sporchi.
I bidoni destinati alla raccolta dei rifiuti tessili
La penultima spiaggia, invece, sono i bidoni ufficialmente destinati alla raccolta dei rifiuti tessili, obbligatoria in Italia da gennaio 2022 1. Dovremmo conferire lì solo scarti di tessuto puliti e non altrimenti riutilizzabili.
Quando tempo fa ho scritto ad HUMANA (nel mio comune di Cuneo si trovano questi contenitori) per dei ragguagli in merito, ecco cosa mi hanno risposto:

Sfatiamo un mito: i vestiti raccolti da Caritas e simili non vanno direttamente a chi ne ha bisogno e se ci vanno è solo una piccolissima parte. I vestiti vengono stoccati e rivenduti a ditte che se ne fanno carico. L’iter di raccolta coinvolge una filiera estesa a livello planetario con infinite problematiche ambientali e sociali.
A questo proposito vi invito a leggere un articolo de Il Post
Mercoledì, 28 gennaio 2026
La raccolta degli abiti usati non funziona più.
C’è un tema molto interessante… e la storia riguarda la nostra voglia di fare beneficenza, di fare del bene alle persone, magari anche per sentirci noi più buoni e che però in qualche caso finisce per scontrarsi con le esigenze di chi dovrebbe essere il destinatario di questa nostra buona volontà, di questa nostra bontà. E mi riferisco in particolare a quanti fra voi donano dei vestiti, usati magari, ma ancora in buone condizioni, in modo che le persone che ne hanno bisogno possano usufruirne, che non vadano buttati, non vadano al macero. Iniziativa assolutamente lodevole e che per molto tempo ha funzionato anche bene. Che cosa è cambiato negli ultimi tempi? E’ cambiato il modo in cui ci vestiamo e acquistiamo i vestiti. E’ cambiata, per dirla brutalmente, la qualità dei vestiti che compriamo. Questa cosa ha un nome, si chiama fast fashion… Negli ultimi anni la combinazione tra fast fashion e acquisti online ha completamente cambiato il ciclo di vita dei capi, perché oggi ci sono tantissimi prodotti che arrivano nei centri di raccolta dei vestiti usati, dopo essere stati utilizzati pochissime volte, eppure nonostante il pochissimo uso spesso sono già deteriorati… Questo è un abbigliamento che nasce senza valore e finisce per non averne neanche alla fine del suo brevissimo utilizzo. Ha preso piede l’idea che un capo d’abbigliamento valga quanto il suo prezzo e che quindi valga poco. Questa consapevolezza spinge a usarlo il minimo e a dismetterlo in fretta e l’industria che c’è dietro, il cosiddettofast fashion, lo sa bene e punta a cambiare in continuazione le collezioni in modo che gli utenti possano sempre trovare qualche cosa di nuovo e trovarlo sempre a pochi euro. Tutto questo crea una dinamica quasi compulsiva, perché la donazione dovrebbe essere il passaggio finale di un oggetto che ha ancora un valore e non la discarica gratuita di ciò che non vale più niente ed è esattamente quello che succede…
Nicola Ghittoni per Morninig de Il Post, 26 novembre 2025
Prima di donare proviamo a chiederci come acquistiamo, quale valore attribuiamo alle cose, quali responsabilità siamo disposti ad assumerci, perché donare significa sempre provare a mettere l’altro al centro della nostra attenzione. E fra l’altro il direttore della Caritas sottolinea anche un’altra contraddizione, dice, oltre a tutto questo, non possiamo neanche ignorare che una parte consistente degli indumenti in circolazione, venduti attraverso i circuiti online della fast fashion, una parte consistente, nasce da una filiera che non tutela i lavoratori e i territori e quindi è ancor più paradossale pensare che un abito che viene destinato ai più fragili possa provenire da un sistema che quella stessa fragilità la alimenta.
Il Problema di portare i vestiti nelle catene di fast fashion
Molti negozi di fast fashion rilasciano un buono sconto se portiamo loro i nostri vestiti dismessi. Uno specchietto per le allodole che, oltre ad arricchire l’ennesima multinazionale, ci offre la scusa per acquistare ancora una volta da loro che sono una delle principali cause del degrado del settore tessile mondiale. 1
Rivendere
Fermo restando che il comprare meno e il comprare meglio ci solleva dal problema dello smaltimento, se non vogliamo più indossare un abito in buone condizioni lo possiamo rivendere. Ci sono piattaforme online, come Subito o Vinted, dedite allo scopo. I mercatini dell’usato, oppure i gruppi Whatsapp di quartiere. Mettiamo in conto che molto spesso li dovremo svendere.
Barattare
Lo scambio tra amici e parenti è sempre una buona idea. Ultimamente si stanno sempre più diffondendo anche gli Swap Party, eventi autoorganizzati anche fra sconosciuti, in cui barattare i nostri vestiti in cambio di altri capi d’abbigliamento.
Donare
Come detto sopra, è inutile delegare questa buona azione ai bidoni. Per donarli davvero a persone bisognose, dovremmo informarci presso gli enti benefici delle nostre zone (solitamente chi si occupa di persone senza fissa dimora, poveri, anziani nelle RSA o migranti) e, se accolgono questo genere di donazioni, portarli a loro di persona.
Spesso anche i rifugi per animali accettano maglioni, vestiti caldi e copertine, ma bisogna concordare anche con queste organizzazioni se si fanno carico di questo genere di donazioni. Non andiamo a lasciare furtivamente gli scatoloni fuori dai loro portoni per poi andarcene alla chetichella.
11. Lo Sashiko: l’arte giapponese per riparare e rinforzare i tessuti a mano
Sono cresciuta a pane e anime giapponesi e questa cultura esercita su di me un fascino irresistibile.
Ho da poco concluso un corso su Domestika a proposito del Sashiko, l’arte giapponese per rammendare e rinforzare i tessuti a mano.
Se siete arrivati fino a questo punto della lettura, se vi siete lasciati tediare (o spero arricchire) dal trattato che ne è uscito in merito a questo argomento, ecco, sarete di certo degli appassionati come me del riciclo, dell’upcycling e dello scovare nuove tecniche per allungare la vita ai capi di abbigliamento che più amate. Vi consiglio assolutamente di andare a conoscere lo Sashiko (un ricamo a punto filza con piccoli e precisi punti per rinforzare il tessuto) e il Boro Sashiko (un rammendo artistico che consiste nel sovrapporre pezzi di tessuto cucendoli assieme con il Sashiko). Ne rimarrete rapiti. Nel frattempo, per un excursus veloce vi rimando alla mia Bacheca Pinterest riservata all’arte (perduta?) del rammendo.
Nel Sashiko potrete apprezzare i tipici principi estetici ed etici della cultura giapponese:
- La bellezza nell’imperfezione
- La sobrietà, il minimalismo e la semplicità
- L’avversione allo spreco
- L’attenzione al riuso e al riciclo

12. Fonti
1. Elisa Nicoli, Ecominimalismo. L’Arte perduta dell’essenziale. 2. https://www.ilpost.it/2023/06/07/vestiti-discarica-cile-deserto-atacama-fast-fashion/ 3. https://branded.ilpost.it/fast-fashion-finanza-etica-sgr/ 4. https://modaperprincipianti.com/2020/09/mai-abbastanza/ 5. Reportage: Mai abbastanza. Perchè non riusciamo a piacerci così come siamo. 6. https://modaperprincipianti.com/2019/02/riconoscere-capo-qualita/ 7. https://rossellamigliaccio.com/pages/armocromia 8. https://modaperprincipianti.com/forme-del-corpo/ 9. https://modaperprincipianti.com/consulenza/armadio-matematico/ 10. https://www.ilpost.it/2023/11/28/maglioni-lana-fibre-sintetiche-durata/ 10. https://www.ilpost.it/podcasts/ci-vuole-una-scienza/non-ci-sono-piu-i-maglioni-di-una-volta/ 11. Dario Bressanini, La scienza delle Pulizie. La chimica del detersivo e della candeggina, e le bufale sul bicarbonato. 12. Felicity Everett e Carol Garbera, Imparo a cucire e lavorare a maglia. 12. Egidio Padovani, SITAM Sistema taglio moderno. Metodo pratico per apprendere l’arte del taglio. 12. https://www.primark.com/it-it/ama-i-tuoi-capi-piu-a-lungo
Fra le fonti a cui ho attinto per preparare questo laboratorio ringrazio (con i loro rispettivi profili Instagram): @eco.narratrice @dario.bressanini @il_post @annavenere3 @saramelotti_ @gentilezzasostenibile @sashikostory la mia insegnante di taglio e cucito la Nilde da Iseo e mia mamma, la prima che mi ha insegnato a tenere un ago in mano 😉
13. Se vuoi e se puoi, sostieni il mio impegno
Se tutto il materiale artistico che metto a disposizione gratuitamente ti è utile.
Se tutti i contenuti del mio blog ti piacciono.
Se vuoi e se puoi, offrimi un caffé.
A questo punto non mi resta che ringraziarvi per avermi accompagnata in questo viaggio nell’arte della riparazione per imparare a non sprecare. Spero che tutti questi spunti e approfondimenti vi possano essere utili per il vostro laboratorio di cucito con i ragazzi.
Alla prossima!
Verso nuove avventure e oltre!
Per rendere il mondo un posto migliore, un rammendo alla volta 🧵
N
ell’era del consumismo
riparare è un atto di ribellione









